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Nei servizi sociali si è applicata
fino ad oggi una politica settoriale e un modello verticale di organizzazione.
Il rapporto tra amministrazioni i servizi e la popolazione si è
sempre strutturato dall'alto verso il basso, fondandosi su una gerarchia
di responsabilità individuali rigidamente divise. I diversi
aspetti del bisogno sono presi in carico da servizi differenti che
agiscono separatamente, occupandosi ognuno esclusivamente del proprio
settore. Ne consegue che i bisogni per i quali non è stato
previsto un atto speciale sono destinati a rimanere insoddisfatti.
Lo sviluppo dei servizi domiciliari tende oggi a coniugare diversi
approcci di intervento con la messa in opera di una organizzazione
integrata, capace di occuparsi dell'insieme dei bisogni di aiuto
sociale della popolazione in un ottica sistemico-relazionale. Difatti
il nuovo orizzonte operativo viene definito "lavoro di rete"
in quanto vede la persona al centro di una rete simbolica dove le
maglie sociali sono composte da vari istituti come:
• la famiglia,
• la scuola,
• il vicinato,
• il quartiere con i suoi operatori informali ( barista, giornalaio,
ecc.),
• servizi veri e propri ( consultorio, ospedale, servizi sociali
del comune).
La persona che diventa suo malgrado portatrice
di un bisogno viene così collocata nella sua rete ed i servizi
preposti possono suffragare quei punti dove la rete cede o è
manchevole, evitando la presa in carico totale e totalizzante che
ha caratterizzato gli interventi sociali fino a pochi anni fa, nei
quali l'utente si adagiava nell'accudimento richiesto e in seguito
preteso nel quale non c'era spazio per una crescita nell'autonomia.
Ciò che la Cooperativa nel territorio vuole raggiungere non
é fornire solo risposte a bisogni estremamente generici e
comunque di tipo primario, bensì occuparsi d'un servizio
d'Assistenza Domiciliare Integrata, che affianchi alle prestazioni
di natura sociale anche quelle mediche e terapeutiche, coinvolgendo
la famiglia, le organizzazioni di volontariato, il vicinato, in
una "rete" di sostegno intorno alla persona che si trova
nella situazione di solitudine, non autosufficienza e/o handicap
psico-fisico.
In tale ottica l'attività si inquadra nella più ampia
prospettiva di servizio alla famiglia, laddove ci sia uno stato
di insufficiente autonomia, onde evitare istituzionalizzazioni inutili,
sicuramente poco economiche sul piano del bilancio pubblico e poco
o niente risolutive sul piano umano, evitando l'allontanamento dal
proprio ambiente, presupposto per ulteriori forme di solitudine
e d'abbandono umano.
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