| Questa è
la determinazione che ci accompagna e ci accomuna ed aI servizio
di essa mettiamo la potenzialità di lavoro, di fantasia,
di intraprendenza che siamo in grado di esprimere. Siamo consci
dei nostri limiti, ma, francamente, non vedo in giro opportunità
di transito verso il mantenimento di forme di giustizia sociale
nel Paese migliori di quelle che offriamo con la nostra zattera
un po’ rattoppata, ma che sinora ha dimostrato di avere una
rotta definita e di saper reggere il mare.
D’altro canto quali altri soggetti hanno accettato la sfida
di impegnarsi nella produzione integrata di valore sociale ed economico?
Chi ha affermato come elemento vincolante come committente per la
propria strategia e per la propria operatività il fatto di
integrare indissolubilmente i termini impresa e solidarietà?
In una fase in cui la Nazione appare lacerata da spinte particolaristiche
e settoriali, come forse mai accaduto nel corso della storia moderna,
ci ritroviamo in un momento particolare per assumerci tutti quanti
insieme la nostra parte di responsabilità in ordine ad un
disegno di giustizia e solidarietà per tutti e tra tutti
i cittadini del nostro Paese.
Il nostro progetto non è una rivendicazione, bensì
una proposta
ed una assunzione di impegno. Da imprenditori sociali intendiamo
operare sempre meglio per l’interesse generale della comunità
e dei cittadini a godere in modo equo e generalizzato di un efficiente
sistema di protezione sociale.
Ciascuno di noi è probabilmente partito da un’idea
diversa, e forse alcuni neppure avevano un idea precisa. Alcuni
si sono fermati, altri han deciso di tornare indietro, ma più
sono stati quelli che si sono aggiunti. V’è chi ha
deciso di collegarsi e procedere in carovana.
E l’andare sempre e comunque, il non isolarsi, il non sottrarsi
aI confronto ed allo scontro, ma anche l’apprezzare le sintonie,
il mettere in comune le speranze, le velleità, le vicende
dell’esperienza cooperativa, tutto ciò ci ha chiarito
molte idee portandoci a collegarci sempre di più.
La storia di questi dieci anni ci ha così consegnato quella
che mi pare essere la prima premessa aI nostro progetto: vale a
dire la coerenza e l’intensità della ricerca collettiva.
Un’altra premessa è rappresentata dall’oggettivo
successo dell’esperienza della cooperazione sociale.
Senza sottacere limiti e problemi, ed il fatto che, in ogni caso,
il successo di ogni esperienza imprenditoriale è perennemente
sottoposto aI giudizio del domani, mi sembra inequivocabile il dato
che, a monte del nostro progetto, sta il fatto che in poco più
di un decennio sono nate oltre duemila imprese, e ben poche di esse
sono fallite, che circa quarantamila nuovi posti di lavoro sono
stati creati, migliaia di volontari coinvolti, che centinaia di
migliaia di persone hanno ricevuto sostegno, che dal nulla si è
creata una realtà con un giro d’affari vicino ai 1.500
miliardi.
Ma soprattutto l’idea di imprenditoria sociale, l’ipotesi
che si potesse essere imprenditori per perseguire il bene comune,
non è più clandestina, come quando molti di noi che
la propugnavano venivano guardati con sufficienza, ma ha trovato
legittimazione e riconoscimento diffusi.
Queste premesse, sinteticamente annunciate, ci permettono di precisare
il senso della nostra riflessione e della nostra proposta.
In una fase in cui la Nazione appare lacerata da spinte particolaristiche
e settoriali, come forse mai accaduto nel corso della storia moderna,
ci ritroviamo in un momento particolare per assumerci tutti quanti
insieme la nostra parte di responsabilità in ordine ad un
disegno di giustizia e solidarietà per tutti e tra tutti
i cittadini del nostro Paese.
Il nostro progetto non è una rivendicazione, bensì
una proposta
ed una assunzione di impegno. Da imprenditori sociali intendiamo
operare sempre meglio per l’interesse generale della comunità
e dei cittadini a godere in modo equo e generalizzato di un efficiente
sistema di protezione sociale.
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